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Blog - Editorial and publications

Dissero: I ritmi della musica jazz sono contrari ai bisogni psicologici di un uomo

On 28, lug 2013 | No Comments | In Blog - Editorial and publications | By Lorenzo

 

Graham Earnshaw nel 1979 era un giovanissimo giornalista Reuters appena trasferitosi a Pechino, dopo una già discreta lista di avventure in terra d’oriente seguendo la scia di altri “arrogant bastards” che lo avevano preceduto. Era l’epoca delle prime aperture che permisero, tra l’altro, ai pochissimi stranieri residenti di svagarsi in piccole discoteche all’interno degli hotel loro riservati. Prima di allora la musica contemporanea cinese non solo non conosceva nulla di quanto avveniva nel mondo, ma non aveva nemmeno mai potuto esprimere alcunché di vagamente intimo. Di pochissimi anni prima era un opuscolo degli ultimi tempi della Rivoluzione Culturale intitolato “Come distinguere la musica decadente”, che si reggeva su concetti quali “I ritmi della musica jazz sono contrari ai bisogni psicologici di un uomo”.

La pirateria sarebbe arrivata solo quindici anni dopo e, mancando ogni possibilità di distribuzione musicale privata, l’unica fonte erano le valigie piene di musica degli stranieri che si trasferivano a Pechino, ognuno con le proprie passioni di cui si faceva divulgatore ed ognuno con il proprio stereo a doppia piastra per duplicare senza sosta.

La prima band a proporre musica straniera sono i Beijing Allstars formatisi attorno a Graham, che suonò il primo concerto rock in Cina nell’estate del 1979, in un campus universitario. Le esibizioni continuarono sino al 1984, quando la “Campagna Anti-Inquinamento Spirituale” lanciata dal governo di allora rese troppo difficile trovare lo spazio per suonare dal vivo. Non erano professionisti e suonavano un misto di cover e pezzi propri, e tanti sono i ricordi dei musicisti degli anni a venire che si sintetizzano con qualcosa come: “stavamo lì in piedi come rimbambiti. Non avevamo idea che una chitarra potesse produrre certi suoni!”. Per molti di loro si trattava di un punto di svolta, del momento in cui hanno intuito cosa avrebbero voluto – e potuto – farci loro, con la musica. Quando i Beijing Allstars smisero la loro attività, Graham cedette tutto il loro materiale ad una band malgascia il cui leader era un dotatissimo chitarrista di nome Eddie Randriamampionona, la cui leggenda narra avesse la miglior mano destra che si possa desiderare, capace di ritmi groove inimitabili. Nel 1987 Eddie suona con un giovanissimo Cui Jian, che sarà poi riconosciuto come il padre incontestabile della musica rock cinese, ed insieme nel 1988 scrivono quell’urlo epocale di “Nothing to my name”, l’inno delle barricate di Tiananmen e di migliaia di ribellioni individuali, più o meno silenziose, dei giovani di ogni epoca successiva.

 


La fotografia che accompagna l’articolo è di Patrick Zachmann, scattata in quel maggio 1989 durante le giornate di manifestazione in piazza Tiananmen. Tutti i diritti riservati Magnum Photos.

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