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Blog - Editorial and publications

Io ed Helen

On 28, lug 2013 | No Comments | In Blog - Editorial and publications | By Lorenzo

Oltre una piccola porta di legno protetta da due leoni di pietra, accanto all’entrata del vecchio ammiragliato, c’è un club dipinto di rosso e sul palco, in un giovedì notte di fine novembre, Helen Feng con i suoi Nova Hearts.
Tra il 2007 e 2008, quando Pechino era lanciata verso i grandissimi eventi olimpici e ombre e disillusioni erano quasi impalpabili, o perlomeno lo erano nelle sue nottate, dopo le due di notte era facile trovare Helen accanto alla console di un club a forma di alveare, nel seminterrato di un mall deserto, che cantava accanto a un dj scheletrito e impazzito che le metteva basi seguendo la cadenza dell’amplesso musicale che andava inscenando. Sapeva mettere mestiere per accendere il delirio, per sedurre da consumata amante incarnando tutto ciò che l’espatriato occidentale medio di quel tempo poteva volere per le proprie notti di est estremo.
Questa sera indossava un pellicciotto che non si è mai tolto, e portava una frangia troppo breve rispetto alle guance ora pingui. La sua batterista aveva tratti di bimba, sembrava appena adolescente. Tra un pezzo e l’altro la piccola mordicchiava contenta una banana. Helen le sorrideva, qualcuno del pubblico le sorrideva, qualche altro di noi ha iniziato ad avvertire crepe di realtà, una certa stanchezza, sapore di austerity e Nazionali, niente più che polvere e aria di carbone. Poi Helen si è lasciata cadere sul mixer in memoria di tempi in cui ci si fratturava delle ossa, la piccola ha accennato un salto dalla cassa della batteria e si è passati al main show, che ha tolto respiro e tempo per trovarsi disillusi.

Brandt Brauer Frick: girano l’Europa da un paio d’anni, ed ora eccoli nella loro tappa pechinese. Camicie certamente stirate in Germania, cravatte, tagli di capelli millimetrici e una comunicazione con il fonico cinese a suon di “Gut, Gut!” che s’accompagna con i bicchieri old style pieni a metà di vodka liscia. Nessuna melodia, composizioni di suoni sintetici in una rivisitazione della techno cui sono sottesi numerosi classicismi d’avanguardia, capaci nondimeno di coinvolgere una delle folle più eterogenee che si possano avere. La complessità dei loro due album ed anche la crescita del loro percorso  artistico era già degna di nota, mentre dal vivo confermano una spiccata attitudine all’improvvisazione e una sensibilità rara nel comporre le loro alchimie di confine, di trame sempre perfette ma mai fini a loro stesse, rendendo la concretezza cosa in cui lasciarsi andare.

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