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Blog - Editorial and publications

Dio e il Partito hanno salvato Vivianne Westwood

On 14, ago 2013 | No Comments | In Blog - Editorial and publications | By Lorenzo

“Il Governo cinese mi ha chiesto di inviare ogni testo che abbia mai scritto, e sorprendentemente mi hanno approvato”, ha dichiarato John Lindon in un’intervista pochi giorni prima di arrivare a Pechino con i suoi PIL. “Sono dotati di incredibile buon gusto, oppure non hanno idea di chi hanno di fronte. Non vedo l’ora di scoprirlo”.

Di questi giorni è la notizia del visto negato ai Kraftwerk, che avrebbero dovuto suonare allo Strawberry festival di Pechino di fine aprile perché la censura è riuscita a sapere che nel 1998 erano stati invitati ad un concerto pro-Tibet a Washington, le cui uniche tracce sono minuti, introvabili comunicati stampa che riguardano l’annullamento dell’evento stesso a causa di una tempesta.

Eppure Johnny ha ricevuto un “visto con colori scintillanti”, come dice lui. Ha fatto la sua veemente entrata allo Yugong Yishan Live Club fendendo il pubblico protetto da quattro guardaspalle, è arrivato direttamente dall’albergo gettandosi sul palco per dire la sua brava battuta “Thank you Beijing – Thank you for your polluted air!” mentre espirava fumo dal naso.

E’ l’ultimo Johnny in versione funky, maglia marinara larga, fascia rossa in vita e la forza  per cantare per un’ora e mezza interrompendo solo per qualche breve pausa tecnica, lasciando sul palco i suoi musicisti e un guardaspalle ultra cinquantenne che pareva proprio un umarel da panchina, dotato di mascherina  antismog.

 

Non c’è stato nessun proclama e del resto non c’era ragione di aspettarselo. Dopo l’exploit del novembre scorso in cui Elton John ha dedicato il proprio concerto ad Ai Weiwei, la stretta ai visti per i musicisti occidentali è stata notevole, ed ora dopo l’esibizione di Johnny chiunque qui si occupi di musica se la prende coi censori e con Johnny stesso, interrogandosi sui come e sui perché di queste decisioni. Dubito che il censore abbia approfondito il fenomeno Sex Pistols e tutto ciò che accadde in quegli anni, che apponendo il proprio benestare abbia sorriso pensando a quanto quell’anarchismo estetico e contraddittorio, a quella rivoluzione del sistema perfettamente integrata nel sistema stesso, sia somigliante ai tratti della Cina di oggi.

Non è stato uno show brillante, ma di certo è stato divertente. L’influenza di Vivianne Westwood stava ai piedi e alle braccia di numerose spettatrici raccolte nel privè, ne sottolineava le calze a rete, i pantaloni in pelle, le spalle e i seni tatuati. Una ragazzina si è appollaiata sopra l’amplificatore del bar a due metri da terra e lì si è assopita. Qualche espatriato inglese di lungo corso, rughe da megalopoli e magliette invecchiate, beveva birra locale.

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