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Blog - Editorial and publications

Tabula Rasa – China Lonely Day

Sono tante le leggende cinesi di pietre cadute dal cielo a qualche dea distratta, e molti di più i proverbi popolari che ricordano quanto sia difficile trovare anche una sola di queste pietre nel labirinto di stanze e veli che l’immenso continente cinese è sempre stato.
 E’ tanto più vero oggi, dopo l’epocale cambio di dinastia avvenuto nel 1949 che, se ha demolito grossa parte delle stanze e bruciato molti dei veli, non ha certo reso più semplice trovare una normale pietra, un sasso, di forma irregolare, con la superficie naturalmente levigata, che parli di sé, dei posti in cui è stata, di chi l’ha toccata.
La tabula rasa da cui è nata la Cina di oggi, da cui arrivano i tanti gruppi e gruppetti cinesi che si ascoltano oggi a Pechino, tutti con le loro etichette di genere e i loro perfetti costumi come se venissero da Londra, Kingston, New York o Berlino. Stili acquisiti, generi musicali nati in territori agli antipodi geografici e culturali, per di più dopo una recentissima rinascita dello scambio sociale.
Poi qualche anno fa mi sono imbattuto nei China Lonely Day, per caso, come sempre avviene cercando in mucchi di cose che ancora non hanno trovato un loro posto, né un senso. Stavano suonando su un palco minuscolo, che dal comportamento naturale e distaccato di chi lo stava calcando lo si poteva quasi dire una piccola sale prove, tanta era la rilassatezza, tanto completo il coinvolgimento nel creare trame minime, che con ombre e silenzi e minuscole luci andavano a creare disegni di complessità ed intensità unici.
I Lonely China day sono una formazione di quattro musicisti, due chitarre, basso, batteria ed effetti sonori e video. Indie e post rock classico, vaghe assonanze di Mum, Mogwai, Album Leaf, per quanto ogni influenza occidentale venga spesso definita secondaria dal leader del gruppo, Deng Pei, che raccoglie invece la Cina dei secoli vivendola intensamente nel proprio oggi, raccontandola usando gli strumenti che gli appartengono.
Musica della propria storia, del proprio essere, con melodie di chitarre elettriche nate da tocchi come da cetre tradizionali. Parole di antichi poemi, la lingua cinese cantata secondo il proprio tempo.
Nel 2010 hanno pubblicato This Readily Assimilative People, con gran crescendo di sintetizzatori e sfondi elettronici, ma lo spirito non è cambiato e nemmeno la direzione della ricerca, sino a sonorità di avanguardia ostinata, di pietra che cambia forma ma tale resta, unica, levigata dal tempo trascorso e dalle mani che l’hanno toccata.

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